200931312009bFri, 23 Oct 2009 19:32:29 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
eccomi quà…dopo un anno di assenza ingiustificata, direi, rieccomi a scrivere……..nessuno ha sentito mancanze, neanche io…in fondo non avevo molto da dire, o da sfogare, o da declamare…..le turbolenze sono improvvise e fastidiose, ci toccano quasi sempre lo stomaco, e il mio è molto fragile…..
ora sono pronta a ripartire..con nuove e vecchie idee, alcune ancora fasulle e fatue, altre edurcorate e sublimi….pesante la valigia stavolta, eccessiva, le cose più belle me le metto addosso…..inutili quindi la pesantezza e la grandezza, schermo…..
200831312008bSun, 19 Oct 2008 23:45:43 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
stasera mi ci vuole una metafora per spiegare il mio stato d’animo…..ci piace, mi apre a nuovi linguaggi questa latente voglia di non spiegare fino in fondo quello che accade…in fondo poi non lo sò neanch io cosa accade davvero….la mia è solo un piccolo e insignificante sguardo sul mondo, il mio mondo,incomprensibile per chi lo osserva ma anche indecifrabile per me che lo vivo….
come stò????
un labirinto fatto per camminarci sopra…qualcosa di magico in quel perdersi e ritrovarsi, sempre puntando verso il centro….come ritrovare in sè qualcosa che era stato messo da parte, che rimaneva nascosto, ma che cercava di esprimersi:qualcosa che poteva aiutarmi a vedere un senso in quel che mi succedeva……
200831312008bFri, 17 Oct 2008 22:30:23 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
è il mio 28esimo compleanno e sono a Dublino….
ho pensato tanto a come potesse essere…avrei voluto i miei amici di sempre e fare casino fino all’alba….venerdì 17 cazzo!!!!!invece sono quì, in questa casa, completamente ubriaca e completamente sola….
ogni anno mi aspetto qualcosa..qualcosa che mai arriva…..
il mio primo compleanno senza il mio papà…senza la sua voce che mi ripete gli auguri……le mie lacrime scendono e si asciugano al mio pigiamino grigio…..
questa canzone è per te papà perchè qualsiasi dolore dovrò provare niente sarà come quello di averti perso…
200831312008bThu, 09 Oct 2008 14:53:58 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
le cose cambiano dolce mary..le cose cambiano e tu non sei più la stessa….le cose cambiano e cambiano te e i tuoi umori….le cose vanno avanti dolce mary ed è ora che lo capisca anche tu….è ora, comincia a correre…..anche se continui a guardare indietro, perchè il tuo passato è te stessa, vai…..dolce mary, lo sò che hai paura e che ti sembra tutto più grande di te, dei tuoi sogni, del tuo fragile corpo….doce mary tu non credi che ti servirà cambiare per dimenticare il tuo dolore, perchè sei malata dentro, sei invasa dalle tue mille percezioni che non ti danno tregua, ti assalgono come cavallette e non puoi non ascoltarle….dolce mary lo sai che non hai vissuto abbastanza la vita come volevi ed è ora che tu lo faccia, con i denti e con le mani, scavando nella merda se serve, per trovare quello che stai cercando, che forse hai perso, che hai creduto di avere ma non hai saputo conservare…..my sweety io sono vecchia ormai, la mia schiena piange ad ogni notte al freddo e il mio cuore non sopporta le voci sporche di menzogne, sudice di cattivi pensieri e incomprensibili tensioni…..la vita ti ama dolce mary ma devi volerle bene anche tu, stringerla in un forte e caloroso abbraccio e farle sentire che ci sei e non mollerai facilmente…..dolce mia bambina il tuo papà mi ha confermato il tuo nobile cuore e lui lo sà che non puoi mentire….
200831312008bThu, 07 Aug 2008 10:57:18 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
c è poco da fare se in certi momenti le parole, le tue parole non bastano per raccontare un’emozione……mai come ora tutto mi sembra scritto in questa canzone e mi parla di me……
200830302008bThu, 26 Jun 2008 10:56:06 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
……..innanzitutto bisogna che conosciate la natura della specie umana e quali prove essa ha dovuto attraversare. Nei tempi andati, infatti, la nostra natura non era quella che è oggi, ma molto differente. Allora c’erano tra gli uomini tre generi, e non due come adesso, il maschio e la femmina. Ne esisteva un terzo, che aveva entrambi i caratteri degli altri. Il nome si è conservato sino a noi, ma il genere, quello è scomparso. Era l’ermafrodito, un essere che per la forma e il nome aveva caratteristiche sia del maschio che della femmina……. Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano. E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi…….tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi. Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. “lo credo – disse – che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso – disse – io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri.” Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura – quella che adesso chiamiamo ombelico. Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso – sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo. Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due……. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare……. Queste persone – ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque – quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straordinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamorano e non sanno più vivere senza di lei – per così dire – nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: “Che cosa volete l’uno dall’altro?”, e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: “Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune. Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?” A queste parole nessuno di loro – noi lo sappiamo – dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro. Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola. La ragione è questa, che la nostra natura originaria è come l’ho descritta. Noi formiamo un tutto: il desiderio di questo tutto e la sua ricerca ha il nome di amore. …..A Eros nessuno resista – perché chi resiste all’amore è inviso agli dèi. Se diverremo amici di questo dio, se saremo in pace con lui, allora riusciremo a incontrare e a scoprire l’anima nostra metà, cosa che adesso capita a ben pochi…….(Platone, Simposio)
200830302008bTue, 17 Jun 2008 08:57:20 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
Sembra che fuori piova, non la smetterà più, sono anni, secoli, che non fa che piovere.
Ha la faccia scarmigliata e offesa dei suoi giorni peggiori, linea tratteggiata fatta di barba e sonno,
gambe sconnesse quasi appoggiate lì, intrecciate e lunghe, per questo in bilico tra la terra e il vuoto.
Sembra che fuori piova, ma forse non più.
Eccolo lì, quel disordine della testa che si ripresenta puntuale come una rata, tutta quell’acqua fuori
e d’improvviso il sole, come si fa a stare tranquilli se tutto intorno le cose cambiano senza preavviso.
Ha ritrovato per sbaglio una trottola, una di quelle trottole rosse e gialle che a girarle fanno perfino
la luce, spingi in basso e quella parte, e i colori si mescolano al punto da sembrarne uno solo. Non
che gli interessi un gran chè, è solo curioso di studiare cosa la fa stare su, in bilico sul nulla; una
volta ha conosciuto un acrobata, uno di quelli veri, che si arrampicano in cielo e poi si lasciano cadere.
L’intenzione era di parafrasare il punto di vista del saggio, chè non si mette in pericolo la vita
per volteggiare; chè la vita, appunto, è serietà e piedi a terra.
Appunto.
Quello, invece, con la sicurezza degli onesti, gli ha spiegato che si impara a guardare il pavimento
dall’alto, e che la prospettiva è sorprendente e per nulla paurosa.
Una rivelazione.
Ma sembra che fuori piova.
O forse no.
Sarà meglio alzarsi, prima o poi esonda tutto e anche io mi metto a galleggiare.
Non che gli dispiacerebbe, ma non sa bene dove posizionare il suo lungo corpo disarticolato, è il
paradosso di tutti gli alti, una menomazione non evidente degli arti che non si rassegnano allo
spazio e lo invadono senza regole.
Sembra che fuori piova.
O forse no.
Che buffa cosa, la vita.
E questo tormento nella testa, che non si placa.
200831312008bThu, 15 May 2008 13:55:51 +0000UTC 29, 2007 di stelladellastrada
“…….a chiunque mi chiedeva come stavo rispondevo:”Meravigliosamente”, e il sorriso di chi non era costretto a compiangermi e poteva risparmiarmi le solite banalità vagamente consolatorie contribuiva a farmi star meglio. D’altro canto che alternative avevo, a parte quella di fare o non fare la vittima? Per istinto decisi di non farla.
Visto che mi capitava, tanto valeva che facessi buon uso di quell’esperienza. Per ricordarmelo m’ero attaccato sul tavolo, dove ogni giorno cercavo di tenere il mio diario, i versi di un monaco zen coreano del secolo scorso:
Non chiedere di avere una salute perfetta
sarebbe avidità
Fai della sofferenza la tua medicina
e non aspettarti una strada senza ostacoli
senza quel fuoco la tua luce si spegnerebbe
Usa della tempesta per liberarti
Cominciai a prendere quel fatto come un ostacolo messomi sul cammino perchè imparassi a saltare. La questione era se ero capace di saltare in su, verso l’alto, o solo di lato o, peggio ancora, in giù.
Forse c’era un messaggio segreto in questa malattia: m’era venuta perchè capissi qualcosa!
Arrivai a pensare che quel fatto, inconsciamente, l’avevo voluto io. Da anni avevo cercato di uscire dalla routine, di rallentare il ritmo delle mie giornata, di scoprire un altro modo di guardare le cose:di fare un’altra vita.